Additivi nella birra: a cosa servono di preciso?

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Ecco cosa sono e a cosa servono gli additivi nella birra

Una cosa che forse non tutti conoscono riguarda la presenza di additivi nella birra. Birra San Biagio, essendo totalmente artigianale, non contiene questo genere di sostanze che alterano la naturale composizione della birra. 

Nonostante questo riteniamo sia doveroso informarti sulle sostanze che potresti ingerire in una generica birra in commercio. In questo articolo ti spiegheremo in dettaglio cosa sono gli additivi e quali sono i loro effetti sulla bevanda. Inoltre ti illustriamo anche la loro funzione e il motivo per cui vengono impiegati.

Come si produce la birra

La birra prevede un metodo di produzione ben definito. Gli elementi fondamentali per dar vita a questa sostanza sono quattro:

Per prima cosa la birra viene prodotta attraverso la fermentazione alcolica del malto d’orzo. Il mosto viene fatto bollire in acqua calda. Una volta ottenuto il liquido è possibile aggiungere alla bevanda particolari aromi e spezie per renderla più buona. Alcuni dei principali sono:

  • castagne
  • tabacco
  • miele
  • frutta

Ora guarda questo: si aggiunge il lievito che dà vita al processo di fermentazione da cui si origina poi l’alcol. A seconda del tipo di lievito impiegato e del metodo usato per produrre la birra queste si distinguono in diverse tipologie.

Erroneamente molti ritengono la birra una sostanza naturale. Questo purtroppo era vero solo alle sue origini mentre oggi è qualcosa di diverso. Infatti il vero problema è che oltre a questi ingredienti naturali vengono aggiunti altri elementi che a volte non vengono dichiarati in etichetta. Si tratta di particolari additivi che vengono aggiunti alla birra per vari motivi. Queste però sono sostanze che non sono del tutto benefiche per la salute dell’uomo.

Cosa sono gli additivi

Ora è fondamentale capire di cosa sono gli additivi  e qual è  la loro interazione con le bevande e gli alimenti in generale. Sono delle particolari sostanze di tipo chimico che vengono usate spesso nella lavorazione e produzione degli alimenti. Con questo termine si indica una sostanza o anche una miscela di sostanze che sono aggiunte all’elemento base e che si ritrovano nel prodotto finale a seguito dei vari trattamenti subiti. Questi sono:

  • produzione
  • lavorazione
  • conservazione
  • confezionamento

Considera questo: la legge italiana intende per additivi chimici tutti quei tipi di sostanze che non hanno alcun valore nutrizionale e sono aggiunti al prodotto, nelle varie fasi che ne costituiscono la produzione, per altri fini. Questi possono essere aggiunti sia direttamente all’interno del prodotto o anche in superficie. Lo scopo principale per cui sono usati riguarda la conservazione delle caratteristiche fisiche nel corso del tempo. Un altro motivo per cui sono impiegati è quello di esaltare alcune particolari caratteristiche come l’aspetto, il sapore, l’odore e la consistenza.

Un altro aspetto molto importante è quello che riguarda la distinzione che sussiste tra gli additivi nella birra volontari e quelli invece definiti involontari. I primi di questi sono quelli che sono noti e sono anche quelli che vengono comunemente più utilizzati. I secondi invece sono dei residui di vario tipo che  derivano da particolari trattamenti agro-zootecnici e tecnologici. In Italia quelli di tipo volontario sono disciplinati da una specifica legge che stabilisce per ciascuno quando è consentito l’utilizzo e quali sono le dosi da impiegare. La normativa del nostro paese è naturalmente allineata con quella prevista dall’Unione Europea.

Additivi nella storia della birra

La birra nel corso della sua storia ha visto spesso l’aggiunta di additivi alla sua composizione. Già dal principio si è cercato di limitare quanto più possibile il loro impiego. Una testimonianza molto significativa può essere ritrovata all’interno del famoso editto della purezza emanato da Guglielmo IV di Baviera nel 1516. Qui infatti veniva stabilito che la birra si doveva realizzare usando solo determinati ingredienti. Si tratta appunto di acqua, luppolo, malto e lievito. Infatti già in basso Medioevo si era soliti aggiungere altri ingredienti come frutta, piante e spezie.

Additivi negli alimenti

Lascia che ti spieghiamo: l’impiego degli additivi è stato diffuso a partire da tempi lontani in modo particolare negli alimenti. Alcuni di questi sono di tipo naturale mentre altri sono dei derivati chimici. I motivi principali che spingono l’industria ad utilizzarli sono tre. Il primo è quello che riguarda l’intento di mantenere inalterate per il più lungo tempo possibile le sue qualità di tipo nutrizionale. Un altro è quello di allungare la sua data di scadenza. Infine l’ultimo è quello di rendere l’aspetto dell’alimento più invitante per il consumatore.

Quali additivi si utilizzano oggi

Oggi ci sono tantissimi diversi tipi di additivi che vendono utilizzati dalle aziende e che non hanno degli effetti del tutto benefici sull’organismo. Questi non sono inseriti in etichetta in quanto la legge non lo prevede. Ma di cosa si tratta? Ecco alcuni dei principali impiegati abitualmente:

Il primo è un tipo di colorante che viene prodotto con l’impiego di organismi geneticamente modificati.  Il secondo è usato in particolare come conservante e come decolorante. L’acido L-ascorbico è comunemente conosciuto come vitamina C sintetizzata. La sua funzione è quella di antiossidante e di impedire l’imbrunimento della sostanza.

Aspetta c’è dell’altro… per quanto riguarda invece la cocciniglia questa è un tipo di colorante derivato dall’insetto omonimo. La funzione dell’acido lattico è invece quella di bilanciare i livelli di pH del mosto. La colla di pesce viene usata nella chiarificazione della birra. Infine l’anidride solforica è un tipo di gas incolore  impiegato come conservante e serve per prevenire il deterioramento enzimatico e batterico del prodotto.

Perché sono usati?

Il loro impiego è legato in modo particolare all’esigenza di profitto che hanno le aziende produttrici. Infatti si tratta di sostanze a basso costo che hanno il vantaggio di permettere di realizzare un prodotto finale spendendo decisamente meno. Ciò consente a queste di essere molto più competitive sul mercato in quanto hanno la possibilità di proporre un prezzo finale molto più basso.

Come hai potuto vedere sono molte le cose interessanti che riguardano gli additivi nella birra. Il consiglio è quello di prediligere le tipologie artigianali come San Biagio che non utilizzano all’interno del loro prodotto questo tipo di elementi. Le bevande in questione vengono infatti realizzate nel rispetto dei principi tradizionali previsti per la loro produzione. Quindi sono usati solo gli ingredienti base.

A questo proposito ti consigliamo anche la lettura dell’articolo dedicato a cos’è la birra artigianale. Ora che conosci gli additivi nella birra fai attenzione a quello che bevi e scegli preferibilmente le tipologie artigianali.